Perché le Persone Altamente Sensibili hanno bisogno di energia e salute: una prospettiva evolutiva
- Valentina Buscemi
- 10 lug
- Tempo di lettura: 7 min
Aggiornamento: 27 lug

Negli ultimi anni, i miei interessi clinici basati sulle conoscenze scientifiche recenti sono progressivamente confluiti attorno a una domanda affascinante:
Che cosa accade quando un sistema nervoso progettato per elaborare le informazioni in profondità deve funzionare in una società che raramente rallenta?
Come Fisioterapista specializzata nella Gestione del Dolore e della Fatica Cronica, mi sono sempre interessata alla relazione tra stress, salute, affaticamento e dolore persistente. Più recentemente, il mio lavoro mi ha portato a esplorare come questi aspetti si intreccino con il tratto dell'alta sensibilità, noto anche come Sensibilità di Elaborazione Sensoriale (Sensory Processing Sensitivity, SPS).
Questo percorso mi ha recentemente condotto nel Somerset, nel Regno Unito, dove ho partecipato a un retreat per Persone Altamente Sensibili (PAS) organizzato da Barbara Allen, consulente e relatrice internazionale nel campo dell'alta sensibilità. Il retreat ha riunito una straordinaria comunità di persone desiderose di comprendere più a fondo la propria sensibilità e di imparare a lavorare con essa, anziché contro di essa, a favore della propria crescita personale.
Ho avuto inoltre il piacere di tenere una presentazione sul tema dell'alta sensibilità, del dolore e della gestione della fatica. È stato estremamente incoraggiante osservare il livello di interesse, coinvolgimento e riflessione suscitato dall'argomento. Le conversazioni che ne sono seguite hanno confermato qualcosa che osservo frequentemente nella pratica clinica: molte persone altamente sensibili convivono con dolore, affaticamento o burnout e sono alla ricerca di strategie pratiche per prendersi cura della propria salute rispettando il modo in cui il loro sistema nervoso è naturalmente predisposto.
Il ruolo evolutivo delle Persone Altamente Sensibili
Le ricerche suggeriscono che circa il 20-30% della popolazione possieda il tratto dell'alta sensibilità. Come descritto dalla Dott.ssa Elaine Aron, che per prima ha identificato e studiato questo tratto, le persone altamente sensibili tendono a elaborare le informazioni più profondamente, a cogliere dettagli sottili, a reagire intensamente agli stimoli emotivi e a considerare attentamente le conseguenze prima di prendere decisioni. Sono spesso le persone che "si fermano e verificano" (pause and check) mentre gli altri proseguono (1).
L'alta sensibilità, quindi, non è un disturbo né una debolezza, ma un tratto temperamentale naturale osservato in numerose specie.
Da una prospettiva evolutiva, la diversità all'interno di una popolazione aumenta la resilienza del gruppo. Alcuni individui sono predisposti ad agire rapidamente, assumersi rischi e reagire velocemente ai cambiamenti. Altri tendono invece a osservare, raccogliere informazioni e riflettere più profondamente prima di agire.
Entrambe le strategie hanno valore.
Le persone altamente sensibili appartengono generalmente al secondo gruppo.
Piuttosto che lanciarsi immediatamente nell'azione, sono spesso quelle che notano ciò che gli altri trascurano. Colgono cambiamenti sottili, riflettono attentamente, integrano le informazioni in profondità e apportano empatia, creatività e intuizione alle situazioni complesse.
Elaine Aron ha descritto le persone altamente sensibili come gli equivalenti dei "consiglieri reali" nelle società umane: individui il cui ruolo non è necessariamente guidare la carica, ma contribuire affinché le decisioni siano sagge, equilibrate e sostenibili (2).
Durante il retreat nel Somerset, il Dr Andrew May, ricercatore nel campo dell'alta sensibilità, ha presentato un concetto che mi ha particolarmente colpito: quello del compromesso evolutivo (evolutionary trade-off). L'energia investita nell'elaborazione profonda, nella consapevolezza e nella riflessione non può essere contemporaneamente investita nella rapidità e nell'azione immediata.
Ciò significa che le persone altamente sensibili non sono progettate per essere costantemente impegnate, correre da un'attività all'altra o vivere sempre "ad alta velocità". I loro punti di forza risiedono nella riflessione, nella comprensione profonda e nella valutazione accurata delle situazioni.
Proprio grazie a questa profondità di elaborazione, le persone altamente sensibili svolgono una funzione preziosa nella società. Le troviamo spesso tra insegnanti, terapeuti, professionisti della salute, coach, ricercatori, scrittori, artisti e caregiver: ruoli che richiedono empatia, intuizione e capacità di cogliere le sfumature.
Il costo dell'elaborazione profonda
Tuttavia, come spiegato dal Dr Andrew May, lo stesso sistema nervoso che permette una maggiore profondità di elaborazione richiede anche una maggiore quantità di energia.
Le persone altamente sensibili tendono a elaborare le informazioni sensoriali, emotive e sociali in modo più approfondito rispetto alla media. Il loro cervello integra continuamente dati, analizza stimoli e attribuisce significati a ciò che accade dentro e fuori di loro.
Questa profondità di elaborazione è una delle caratteristiche distintive dell'alta sensibilità. Per questo motivo molte PAS necessitano naturalmente di momenti di quiete e di ambienti poco stimolanti durante la giornata. Allo stesso tempo, proprio questa caratteristica può renderle più vulnerabili a sovrastimolazione, affaticamento mentale e fisico (3).
Nel mio lavoro utilizzo spesso questa metafora: se il cervello esegue costantemente analisi più dettagliate di ciò che accade, è inevitabile che consumi più risorse.
Quindi, il problema non è che le persone altamente sensibili siano deboli. Il vero problema (e sfida allo stesso tempo) è che l'elaborazione profonda richiede energia.
Quando il recupero è insufficiente o la stimolazione si prolunga nel tempo, il sistema nervoso può rimanere in uno stato di attivazione elevata. Con il passare del tempo ciò può contribuire a stress cronico, burnout, difficoltà del sonno, affaticamento e riduzione del benessere generale.
Le ricerche supportano sempre più queste osservazioni, evidenziando associazioni tra alta sensibilità, stress, qualità del sonno e salute fisica e mentale (4).
Alta sensibilità, dolore e fatica
Queste considerazioni assumono particolare rilevanza quando parliamo di dolore persistente e affaticamento cronico.
Le ricerche emergenti suggeriscono che le persone altamente sensibili non abbiano necessariamente una soglia del dolore fisico più bassa. Piuttosto, la loro esperienza e l'elaborazione del dolore potrebbero essere amplificate attraverso il sistema nervoso centrale (5).
Allo stesso tempo, molti fattori frequentemente associati all'alta sensibilità — come stress prolungato, ansia, depressione e disturbi del sonno — rappresentano importanti fattori di rischio per lo sviluppo e il mantenimento del dolore persistente (6-8).
Dal punto di vista clinico, questo porta a una domanda importante:
Le persone altamente sensibili potrebbero beneficiare di percorsi di gestione del dolore e della fatica specificamente adattati alle caratteristiche del loro sistema nervoso?
Credo che la risposta sia sì.
Molte PAS trascorrono anni cercando di adattarsi ad ambienti, aspettative e stili di vita che non rispettano il loro modo naturale di elaborare le informazioni. Spingono il proprio corpo oltre i limiti, ignorano i segnali di sovraccarico e spesso si sentono in colpa per il bisogno di recuperare più degli altri. Eppure, se osserviamo l'alta sensibilità attraverso una lente evolutiva, emerge una prospettiva diversa.
Forse l'obiettivo non è diventare meno sensibili.
Forse l'obiettivo è imparare a sostenere un sistema nervoso altamente sensibile affinché possa esprimere al meglio il proprio potenziale e prosperare nel mondo.
Sostenere chi aiuta la società a fermarsi e riflettere
Uno degli insegnamenti più significativi che ho tratto dal retreat è che sostenere la salute delle persone altamente sensibili non riguarda soltanto il benessere individuale.
Le PAS svolgono spesso un ruolo importante all'interno delle famiglie, dei luoghi di lavoro e delle comunità. Sono frequentemente le persone che individuano problemi emergenti, pongono domande profonde, identificano rischi, generano soluzioni creative e si prendono sinceramente cura del benessere degli altri.
Aiutano la società a fermarsi, osservare e riflettere.
Ma possono svolgere questo ruolo efficacemente solo quando dispongono di energia, salute e resilienza sufficienti.
Quando una persona altamente sensibile è costantemente esausta, sovraccarica o vive con dolore persistente, molte delle sue qualità naturali diventano più difficili da esprimere.
Sostenere il benessere delle PAS non beneficia quindi soltanto il singolo individuo, ma anche le comunità di cui fa parte.
Guardando al futuro
Questa consapevolezza è diventata una delle principali motivazioni che guidano la fase successiva del mio lavoro.
A partire da questo autunno avvierò percorsi in piccoli gruppi dedicati alle persone altamente sensibili che convivono con dolore persistente, fatica o difficoltà nella gestione dell'energia.
I programmi integreranno approcci basati sulle evidenze scientifiche per la gestione del dolore e della fatica con una maggiore comprensione del sistema nervoso altamente sensibile e strategie pratiche per vivere in maggiore armonia con la propria sensibilità (per richiedere maggiori informazioni si prega di cliccare qui).
Sono inoltre molto felice che questi gruppi saranno realizzati con il supporto della psicologa Cindy Gale (Regno Unito), esperta nel lavoro con le persone altamente sensibili, così da affrontare in modo integrato e collaborativo sia gli aspetti fisici sia quelli psicologici della salute.
Il mio auspicio è che questi percorsi possano aiutare le persone altamente sensibili ad andare oltre il semplice "resistere" o "tirare avanti", sviluppando invece una comprensione più profonda di come trasformare la propria sensibilità in una risorsa, per se' e la comunita'.
Perché quando le persone altamente sensibili dispongono dell'energia, della salute e del supporto di cui hanno bisogno, possono offrire al mondo alcuni dei loro doni più preziosi: intuizione, empatia, creatività, saggezza e cura.
BIBLIOGRAFIA:
Aron EN. Psychotherapy and the highly sensitive person: Improving outcomes for that minority of people who are the majority of clients. Routledge; 2011 Apr 27.
Aron EN. The highly sensitive person. Kensington Publishing Corp; 2026 Jan 27.
Golonka K, Gulla B. Individual differences and susceptibility to burnout syndrome: Sensory processing sensitivity and its relation to exhaustion and disengagement. Frontiers in psychology. 2021 Nov 23;12:751350.
Costa-López B, Ruiz-Robledillo N, Moreno O, Albaladejo-Blázquez N, Hernandez C, Baryła-Matejczuk M, Ferrer-Cascales R. Sensory processing sensitivity as a predictor of health-related quality of life outcomes via stress and sleep quality. Scientific Reports. 2024 Sep 30;14(1):22707.
Gubler DA, Ertl M, Janelt T, Roth M, Troche SJ. Sensory processing sensitivity (SPS) is not a sensory ability: Examining the relationship of SPS with objectively and subjectively measured sensory sensitivity. Journal of Research in Personality. 2026 May 15:104730.
Edwards RR, Dworkin RH, Sullivan MD, Turk DC, Wasan AD. The role of psychosocial processes in the development and maintenance of chronic pain. The journal of pain. 2016 Sep 1;17(9):T70-92.
Buscemi V, Chang WJ, Liston MB, McAuley JH, Schabrun SM. The role of perceived stress and life stressors in the development of chronic musculoskeletal pain disorders: A systematic review. The Journal of Pain. 2019 Oct 1;20(10):1127-39.
Runge N, Ahmed I, Saueressig T, Perea J, Labie C, Mairesse O, Nijs J, Malfliet A, Verschueren S, Van Assche D, de Vlam K. The bidirectional relationship between sleep problems and chronic musculoskeletal pain: a systematic review with meta-analysis. Pain. 2024 Nov 1;165(11):2455-67.



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